mercoledì 27 settembre 2017

El pass del gatt



E' tanto che non scrivo recensioni.
Oggi, venendo al lavoro, ho ascoltato un pezzo che non sentivo da molto ed ho pensato che meritasse queste quattro righe.

Si tratta, lo vedete dal titolo del post, di "El pass del gatt", di Davide Van De Sfroos.

Di quel pezzo mi piacciono i toni, mi piace l'arrangiamento musicale, mi piace il testo e le parole.
Mi piace la malinconia, la tenerezza, il sogno, l'ambiente.

Per chi non abita nel varesotto o nei suoi dintorni non è probabilmente semplice comprenderne i significati ed apprezzarne la poesia.
Sarà perciò il caso che ne leggiate la traduzione più sotto.

E' una storia d'amore e di solitudine.
Ambientata in uno di quei "sit" di campagna come ce n'erano forse solo una volta, dove non "passa mai nissoen", di quelli in cui si cresceva "to do like your daddy done", per citare un altro pezzo che mi vive nel cuore da sempre (penso di non dover linkare la citazione, vero?).

E' una storia di formazione e di attenzione per il diverso, per il solitario, da cui emergono potenti anche i personaggi dello sfondo, come quei vecchi che non solo ti immagini, ma te li vedi davanti, "a giügà ai caart là dedrée a’n tratuur" e con una carezza anche per "tucc i oltri" per cui "gh’è dumà’l büceer". Senza compatirli, ma con un'infinita dolcezza.

Non sai se il vero protagonista sia l'io narrante "vegnüü graand, ma mea taant" in questo sit o se sia invece quella donna che entra ed esce dalla sua vita come dal suo mondo, col suo passato nero ma appena accennato e con quella passione che sembra nascere proprio dalla voglia di oblio, in questo luogo avulso dal mondo di fuori, che l'aveva portata perfino a provare l'esperienza della "presonn".

Non sai attraverso quali peripezie l'io narrante abbia coltivato giorno dopo giorno il suo amore, per certi versi forse senza futuro, così marcate da spingerlo a "basà una pianta propri nel punto due’ ho scrivüü’l soe nomm" e a sentire il profumo di lei ormai di casa là, in quel sit ove lei viene e va e dove lui invece trascorre i suoi giorni sempre uguali. Quei giorni in cui la differenza pare farla solo l'attesa "soel müür della ferruvia".

Ma sai che l'attesa di quei momenti insieme che chiude la ballata non è rassegnazione.
E' rispetto. 

"Ho imparaa a speciàla e poe lassàla na".

Buon ascolto.

 

Sun vegnüü graand ma mea taant
in questu siit in duve’l suu te sbrana
induè scapüscia anca la bissa
e induè’l tramuunt el g’ha mai prèsa

G’ho scià’n curtell
per tajà i stagion
o per lo mena per facch pagüüra
vo in giir adasi per mea fa’ pulver
e parli mai perché fa tropp cold

E ho fa’l bagn insema ai aspis
ho majà scerees o ho majà caden
gh’è anca una foto induè paar che ridi
ma l’è una smorfia per la tropa lüüs

E in questu siit passa mai nissoen
se ferma pioe gnanca ‘l tempuraal
ma me una sira ho basaa una dona
e de dree a una pianta l’ha ma di’l so nomm

E sto in soel müür della ferruvia
quan che rüva un treno una volta al dé
perché una sira ho basaa una dona
e soe quela pianta ho scrivüü’l so nomm

E l’è ruada cu n’t el pass del gatt
senza culzètt e senza amiis
el so suriis l’era meza facia
l’oltra metà l’era una cicatriis

l’ha mai spiegà de induè la vegniva
l’ha mai parlà de quel anell al dii
ma’l tatuagg che g’han faa in presonn
me l’ho vedüü quaand l’ha trà fo i vestii

Strengéva foort e se lassavi streeng
cumè un ragn stremii muvevi i brasc che gh’eri
e me pareva de balà in un tango
tra l’erba salvia e tucc i pagn stendüü

E in questu siit passa mai nissoen
e anca se’l passa prema o poe’l ne va
ma quela sira ho fa’l giir del muund
o forsi ‘l muund l’ha faa ‘l giir de me

E smorzi ‘l suu cunt una cicada
speci la nocc per tajacch el coll
e m’ hann vedüü anca basà una pianta
propri nel punta due’ ho scrivüü’l soe nomm

Quaivoen se sfoga a catà i magiustri
a giügà ai caart là dedrée a’n tratuur
quaivoen el dorma sura a una gazzetta
per tucc i oltri gh’è dumà’l büceer

E in questu siit passa mai nissoen
ma’l soe prufoemm urmai l’è che de ca’
ogni taant la rüa ogni taant la va
ho imparaa a speciàla e poe lassàla na
Sono diventato grande, ma mica tanto,
in questo posto dove il sole ti sbrana
dove scivola anche la biscia
e dove il tramonto non ha mai fretta

C’ho un coltello
per tagliare le stagioni
o perlomeno per fargli paura
Vado in giro piano per non far polvere
e non parlo mai perché fa troppo caldo

E ho fatto il bagno insieme agli aspidi
Ho mangiato ciliegie e ho mangiato catene
C’è anche una foto in cui sembra che rida
ma è una smorfia per la troppa luce

E in questo posto dove non passa mai nessuno
non si ferma più neanche il temporale
ma io una sera ho baciato una donna
e dietro un’albero mi ha detto il suo nome

E stò sul muro della ferrovia
quando arriva il treno una volta al giorno
perché una sera ho baciato una donna
e su quell’albero ho scritto il suo nome

È arrivata con il passo del gatto
senza calzini e senza amici
Il suo sorriso era mezza faccia
l’altra metà era una cicatrice

Non ha mai spiegato da dove venisse
non ha mai parlato di quell’anello al dito
ma il tatuaggio che le hanno fatto in prigione
io l’ho visto quando ha tolto i vestiti

Stringeva forte e si lasciava stringere
come un ragno spaventato muovevo le braccia
e mi sembrava di ballare un tango
tra l'erba slvia e tutti i panni stesi

E in questo posto non passa mai nessuno
e anche se passa prima o poi se ne va
ma quella sera ho fatto il giro del mondo
o forse il mondo ha fatto il giro a me

E spengo il sole con uno sputo
aspetto la notte per tagliarle il collo
e mi hanno visto anche baciare una pianta
proprio nel punto in cui ho scritto il suo nome

Qualcuno si sfoga a raccogliere fragole
a giocare a carte lì dietro un trattore
qualcuno dorme sopra una "gazzetta"
per tutti gli altri c’è solo il bicchiere

E in questo posto non passa mai nessuno
ma il suo profumo ormai qui è di casa
ogni tanto arriva, ogni tanto se ne va
Ho imparato ad aspettarla e poi lasciarla andare

lunedì 25 settembre 2017

Ma non lo sapevano...

...che seimilionierotti partite IVA devono controllare e inviare lo spesometro nel giro di due settimane?

Continuo a non capire chi e come prende le decisioni tecniche in questo paese.

giovedì 21 settembre 2017

Saggio

Devo tradurre?

lunedì 11 settembre 2017

Never forget



giovedì 24 agosto 2017

Pensiero magico

"Il pensiero magico costituisce un tipo di elaborazione cognitiva in cui manca una relazione causale tra soggetto e oggetto [...] Assunto fondamentale del pensiero magico è l'idea di poter influenzare la realtà secondo i pensieri e i desideri personali." (cit. Uicchi).

E' tipico dei bambini che attribuiscono ai loro sogni il potere di cambiare la realtà o delle società primitive che, prive di formazione scientifica, affidano allo sciamanesimo, alla superstizione e alla religiosità il compito di risolvere i quesiti pratici o metefisici posti dall'esistenza quotidiana.

Cosa dobbiamo concludere, quindi, di fronte a un'epoca in cui sempre più persone ricorrono alla "medicina" alternativa (acqua e zucchero, fiori, sassi, colori e magico-cosi assortiti) mentre rifuggono le conquiste della scienza (vaccini e terapie collaudate)?

Non si tratta solo di un problema di preparazione scientifica: a volte sono persone istruite - o presunte tali - a sostenere tutto il circo di fuffa che ruota attorno all'aggettivo "alternativo".

Io credo che il problema di fondo sia invece il primo: viviamo in una società di eterni bambinoni, ancora convinti che il possesso del costume di Batman permetta di prendere il volo, così come l'acquetta agitata dal santone di turno acquisisca poteri taumaturgici. E che ciò che non si adegua ai loro pregiudizi concettuali sia, per forza, il prodotto di un qualsivoglia "potere forte" che complotta contro di loro.

E' la vittoria del Pensiero Magico, appunto.

venerdì 11 agosto 2017

C'era una volta (una fiaba tutta itaGliana)

C'era una volta un passaggio a livello automatico.

Scendevano le sbarre un minuto, un minuto e mezzo prima del passaggio del treno e risalivano tre secondi dopo che l'ultimo vagone era transitato.

Era l'unico così, nel raggio di chilometri.
E gli abitanti dei villaggi vicini lo apprezzavano per queste qualità.

Tutti gli altri passaggi a livello infatti erano stati colpiti dal maleficio di una perfida fattucchiera che veniva chiamata una volta "Ferrovie dello Stato": scendevano da un minimo di cinque a un massimo di quindici minuti prima del transito del treno e rimanevano chiusi almeno 30/45 secondi dopo l'ultimo vagone.

Questi ultimi perciò erano così invidiosi del loro compagno efficiente e veloce che decisero di correre ai ripari e ingaggiarono la fattucchiera perché colpisse anche il povero, piccolo, passaggio a livello di campagna.

Per non essere riconosciuta dagli abitanti dei villaggi, quest'ultima si era camuffata, facendosi chiamare con un nome solo apparentemente innocuo: Trenitalia. Con una costosa operazione magico-tecnologica alla fine la perfida fattucchiera riuscì nell'intento e sostituì i meccanismi e i comandi dell'efficiente passaggio a livello, nottetempo e dopo averlo sedato.

L'operazione fu piuttosto costosa ma raggiunse perfettamente l'obiettivo: oggi anche quel passaggio è come tutti gli altri e, come tutti gli altri, forma code chilometriche (e perfettamente inutili) ai due lati delle sbarre.

Complimenti vivissimi per l'involuzione tecnologica.

giovedì 20 luglio 2017

Geniale!

Questa è davvero bellissima!
Miracoli della numerologia...

mercoledì 19 luglio 2017

Falsi problemi

Leggendo queste affermazioni ci si rende conto di come la ggggente abbia una falsa percezione dei reali problemi del paese.

Ammesso (e non concesso) che le cifre citate siano corrette, 82 milioni di € in quattro anni non spostano di una virgola il bilancio dello stato.

Sono, si e no, quello che le due camere spendono in UN anno per le pulizie.

O, se preferite, quello che l'INPS spende in pensioni in circa due ore e mezza.

martedì 11 luglio 2017

Curiosità infettive

La notizia di per sé non è altro che una curiosità e come tale sarebbe da relegare alla pagina della massaia del giornalino di Gian Burrasca.

Però nel contesto dell'(assurda) polemica sui vaccini che riempie le pagine e i social in questo periodo assume una certa rilevanza.

Non fosse altro che per la curiosità con cui il caso è stato seguito dai medici del Maine, che non avevano mai visto un malato di morbillo in vita loro. Chissà come mai...