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giovedì 27 gennaio 2022

Dov'era Dio, ad Auschwitz?

"Ditemi, dov'era Dio, ad Auschwitz?". 

"E l'uomo, dov'era?". 

 

William Clark Styron

venerdì 27 gennaio 2017

Senza titolo


domenica 27 gennaio 2013

L'ultimo inganno


martedì 28 agosto 2012

I gemelli di Mengele

L'ultimo articolo pubblicato dal buon Salvo Di Grazia (in arte WeWee) è dedicato ad una breve disamina degli esperimenti "medici" condotti da Mengele ad Auschwitz: vale la pena di essere letto perché, nella sua concisione, è un buon modo per ricordare per non dimenticare.

Ne approfitto anche per due parole su una delle tante bufale pseudo-scientifiche che circola per la rete.

C'era una volta un paesino, Cândido Godói, 6000 e rotte anime in quel del Brasile, che presentava un'insolitamente alta frequenza di gemelli, per di più, dicono, spesso dai tratti arianeggianti.

Qualcuno, nella persona dello storico argentino Jorge Camarasa, ha pensato bene di costruirci sopra le solite teorie strampalate (e di pubblicare l'immancabile libercolo. Meyssan docet!).
Secondo Camarasa, Mengele, durante la sua permanenza in Brasile, avrebbe proseguito i suoi studi sui gemelli e sarebbe il responsabile di questa anomalia, attraverso l'uso di misteriosissime sostanze sulle donne locali.

Naturalmente, la spiegazione è meno fantasiosa, anche se meno affascinante: la comunità locale si è rivelata geneticamente isolata e conta una massiccia presenza di immigrati tedeschi, provenienti proprio da una regione ad alta incidenza di parti gemellari.

Inoltre, la particolare frequenza di gemelli è documentata da ben prima dell'arrivo di Mengele in Brasile ed è una caratteristica che si riscontra in altre comunità che presentano simili relazioni interfamiliari in altre regioni del mondo.

Come molto spesso accade, la realtà è più interessante (scientificamente) ma meno affascinante (spettacolarmente) delle tesi strampalate basate sulle chiacchiere e sulla speculazione.

giovedì 27 gennaio 2011

Silenzio



martedì 26 gennaio 2010

Shalom, pace.

Arbeit macht frei.

E' l'emblema dell'inganno.
Dell'unicità di quella tragedia, immersa nello sterminato fiume degli innumerevoli macabri orrori di cui è costellata la Storia di questo animale che si autodefinisce sapiens-sapiens.

Shalom, pace.

Che il ricordo resti per sempre.
E, per sempre, resti solo ricordo.

domenica 25 gennaio 2009

Giusto tra le nazioni


Se dobbiamo credere alla biografia che ci è stata tramandata (e non abbiamo motivo per non farlo), Oskar Schindler se lo è guadagnato un giorno dopo l'altro con impegno crescente, questo grande riconoscimento.

E' di queste sere, in concomitanza con la ricorrenza del Giorno della Memoria, l'ennesima riproposizione di un film che credo non necessiti di presentazione per nessuno: il bellissimo Schindler's List ci ricorda, una volta di più, in quali abissi possa sprofondare la mente umana e la società tutta se la si priva delle più elementari regole di rispetto per l'altro, per il diverso.

E tuttavia questi sono anche i giorni del conflitto che insanguina Gaza: all'immagine poetica e tristissima della bimba col cappottino rosso, unico colore del film di Spielberg, fa da contraltare il rimbalzare delle notizie dei bimbi caduti per le strade della Palestina delle scorse settimane.
E quel vagare smarrita per le strade di quel mondo senza senso percorso dall'alienazione e dall'abisso non può non rammentarci assieme l'orrore di quel mondo capovolto e le brutture delle notizie del quotidiano, dell'oggi.

E' un dolore senza tempo, quello che in qualche misura accompagna la storia del popolo ebreo: scacciato, ramingo, errante e poi quasi annientato, quasi annichilito in nome della follia, in nome del nulla.
E tuttavia la creazione dello stato d'Israele e il sogno sionista del ritorno alla terra promessa a molti sembra aver complicato le cose, aver introdotto un elemento di perturbazione in più, invece di aver risolto qualcosa.

In realtà sono tante e ben distribuite, le responsabilità della situazione odierna in Palestina e in Israele.
Non sempre gli oppressi sono alieni dalla colpa, non sempre le vittime sono passive destinatarie del dolore.
E non giova certo a far chiarezza la confusione imperante di concetti: israeliani, ebrei, semiti, sionisti... tutto un minestrone, come dimostra l'approccio del protagonista dell'ultima perla.

Lo spazio di un post, le quattro chiacchiere su un blogghetto come questo non offrono certo la possibilità di affrontare un tema che ha riempito libri, dibattiti e diviso le opinioni di grandi giornalisti.
D'altra parte la storia di Israele dalla sua fondazione del 1948 ad oggi è là da leggere e la massa di libri e documentazione reperibili sull'argomento è vastissima.

Qualche link su giornalettismo può servire per cominciare a chiarirsi le idee:
Shoah - La memoria in tempo di guerra
La striscia di Gaza e Hamas

E, sul blog dell'amico Thomas Morton, che già so non apprezzerà l'approccio mediato dalla filmografia hollywoodiana che ho adottato, consiglio un post che è un link, a voi scoprire a cosa...

Per quel che mi riguarda credo sia bene imparare a distinguere bene le cose.
Lasciamo da parte le polemiche sull'attualità devastante del medio oriente, da affrontare, se davvero si vogliono risolvere le cose, con una sana dose di pragmatismo e un minimo di buona volontà reciproca.

E lasciamo al Giorno della Memoria il valore che ha: un monito vivo e un emblema degli abissi cui può arrivare la mente umana.

Perché il tema che sta dietro a quel cappottino rosso è quello della sopraffazione dell'uomo sull'uomo.
Ed è un tema, purtroppo, senza tempo.