
E' questo, grossomodo, il sogno di quella parte del mondo internettiano (ma non solo) che si definisce comunemente "cospirazionista".
Eppure c'è ben più di un errore in questa concezione dei termini del problema.
Per capirci qualcosa, facciamo un passo indietro e cominciamo dai concetti di base.
Osiamo pure e partiamo dalla cosiddetta "Verità Ufficiale".
JFK fu ucciso da Lee Harwey Oswald.
Neil Armstrong fu il primo uomo a mettere piede sulla luna.
L'11 settembre è stato un attentato ideato ed attuato da una organizzazione terroristica di nome Al-Quaeda.
Le scie che gli aerei in volo tracciano sui nostri cieli sono solo acqua e poco più.
Il signoraggio è un normale meccanismo reddituale legato alla politica monetaria e non fornisce sovraredditi extrabilancio.
Eccole qui, riunite, le affermazioni più comunemente contestate dal mondo cospirazionista.
Perché? Semplicemente perché sono cose grosse, eventi eclatanti, fatti che, a prima vista, possono apparire così clamorosi da non poter essere autentici, da richiedere spiegazioni più fantasiose e diverse da quelle comunemente accettate e accertate.
Ecco dunque che qualcuno mette in dubbio le ricostruzioni della storia, delle indagini giudiziarie e della scienza.
A volte quel qualcuno parte dall'assunto che queste ricostruzioni siano fallaci a priori e a prescindere dal contenuto delle indagini.
A volte quel qualcuno giunge a sostenere le sue posizioni al di là del ragionevole, in modo acritico e fideistico.
Ecco quel qualcuno prendere un nome particolare: cospirazionista.
Cospirazionista, in quest'ottica, è un po' sinonimo di daltonico.
Di colui che tenta di osservare i colori del mondo ma non ne ha i mezzi.
E allora, non potendoli percepire, assegna ai colori dei significati che non hanno, delle chiavi interpretataive di assoluta invenzione.
E' un approccio a volte maniacale, che spinge a intravvedere forze oscure dietro ad ogni accadimento.
Qualcuno dice che questo appellativo abbia un che di insolente.
Qualcuno dice che la categoria meriterebbe nomi più altisonanti: "Ricercatori della Verità", amano autodefinirsi.
Si dibatte, spesso, di libertà di parola, di apertura intellettuale, dimenticando che la libertà di parola non è libertà di manipolazione e che l'apertura intellettuale non deve essere passiva accettazione fideistica priva di riscontro.
E quando la ricerca del complotto ad ogni costo si getta nella fantasia priva di prove e di coerenza razionale è facile sconfinare nella disonestà intellettuale.
Non si ricerca una soluzione alternativa, una spiegazione coerente.
Ci si limita ad evidenziare ed ingigantire fino al parossismo qualsiasi dettaglio possa svolgere il ruolo della "smoking gun" nei confronti della "verità ufficiale" di turno.
Si ricorre al gioco dialettico, alla selezione delle informazioni.
Addirittura non è infrequente assistere ad autentiche manipolazioni dei dati disponibili.
Ecco la natura dell'accezione insolente, se vogliamo.
Ma è un'etichetta, questa, che i cospirazionisti si appiccicano da soli.
Non voglio però approfondire oltre misura il concetto e rubare il mestiere al nostro buon Thomas Morton, che all'argomento "cospirazionismo" ha dedicato più d'un bel post, a partire dallo splendido "Critica della ragion Cospirazionista".
Ma chi mai possono essere i componenti della squadra avversa?
La risposta è più semplice e più disarmante di quel che si può pensare: nessuno.
Già, perché non di una tenzone sportiva si tratta, non di una gara dialettica, non di un dibattito politico.
Non può essere una partita di pallone, perché non c'è omogeneità di metodi, di regole, di fini.
E l'esistenza stessa del concetto di "debunker" è legata al presupposto che vi sia qualcosa da sottoporre a verifica, coi metodi propri della ragione e della scienza invece che della fantasia e della fede cieca.
Qualcosa da smontare, debunkare, appunto.
Nessuna sfida, nessuna partita al calcetto della Verità.
Solo il tentativo di scremare le affermazioni di chi nega le evidenze della Storia e della Scienza in nome del preconcetto e di un malinteso senso comune.
Ciò che è in gioco in questa diatriba non è un risultato favorevole ma una cosa sola: la Verità.
E la verità è una sola.
Quella che lascia le sue tracce scolpite tra i reperti autoptici di JFK, tra le rocce che gli astronauti hanno riportato dal nostro romantico satellite, tra le analisi del NIST e il DNA delle vittime dell'11/9, tra le gocce di carburante dei serbatoi dei velivoli che solcano i cieli, tra le evidenze di bilancio delle banche centrali.