mercoledì 13 marzo 2013

Dura lex sed lex

Ebbene sì, per giocare a scacchi occorre il Certificato di Idoneità sportiva.
Anche per giocare a dama, eh... beninteso!
Forse, per le freccette no.

Immagino che nel 1991 o giù di lì sia morto un tizio d'infarto mentre giocava a scacchi ad Abbiategrasso e dunque si sia reso necessario procedere ad opportuni controlli, prima di ammettere chicchessia all'impegnativa disciplina fisica.

Più passa il tempo e più sento nostalgia per i tempi in cui i somari erano somari e gli umani umani.
Sto invecchiando.

domenica 10 marzo 2013

Correva il 1960

occorre aiutare al massimo i giovani di qualsiasi ceto sociale che vogliono studiare: un avvenire che sempre maggiormente chiederà uomini tecnicamente preparati e spiritualmente all'altezza dei compiti che verranno loro affidati.

dalla relazione del Consiglio di Amministrazione del 5 aprile 1960 di un'azienda fiorente in quegli anni.

Naturalmente il grassetto è mio.
Non che fosse necessario.

mercoledì 6 marzo 2013

Dagli scilipoti alla brace.

Niente politica, eh... però quoto appieno il sempre ottimo SirEdward:
probabilmente questo è onesto, ma non è garanzia di qualità, perché per fargli fare quello che vuoi, a uno così non devi nemmeno corromperlo con un milione di euro, basta che gli fai vedere due scemate da un sito internet
Grassetto mio.

Come ho sempre detto, non è detto che basti essere onesti...

Qui l'articolo completo sul disinformatico.

Qui un bell'articolo riassuntivo su "Il Post" per chi non conoscesse quella put...ta di Zeitgeist che ha " fatto vedere il mondo in un modo completamente diverso" al nostro buon Onorevole pentastellone Bernini.

Dagli scilipoti alla brace.

p.s.
L'ho ascoltato.
Avrei preferito fermarmi al trascritto.

lunedì 4 marzo 2013

Qui si parrà la sua nobilitate

Poi prometto di tornare nell'oblio, quanto ad argomenti politici, nel mio microblog, come mi sono ripromesso da sempre.

Mi limito a far notare questa notizia.
Ed attendere pazientemente l'esito dell'iniziativa.
Sperem.

giovedì 28 febbraio 2013

ROTFLONE

Era tanto tempo che non mi capitava l'occasione di una "chiacchierata virtuale" con un complottista.
Colpa mia che sono sempre in immersione, per un motivo o per l'altro.


Ma come sta entrando in paranoia questo qui (che è sempre lo stesso di questo e questo) è da rotolarsi... e tutto perché non gli va giù che si dica che Fo ha presentato e partecipato al film cospirazionista Zero...

martedì 26 febbraio 2013

Buonanotte

Ed eccoci qui.

Da una parte non hanno ancora capito che i tre quarti degli italiani sono stufi di loro e stanno a gongolare come porcellini d'india per essere riusciti a non crollare del tutto e perché gli altri hanno sbagliato tutto.
Complimenti comunque all'istrione, che ancora una volta ha incantato quelli che amano le favolette.

Dall'altra, forse (forse), stavolta hanno capito che non serve a niente chiedere ai propri fedeli elettori se candidare Bersani e Renzi, quando poi agli altri elettori, quelli potenziali e determinanti, la scelta non va giù.
E tanti saluti alla base.

Il terzo che gode tra i due litiganti, adesso, dovrà finalmente farci vedere se è capace di fare qualcosa davvero, oltre a sparare emerite mich... - pardon, "inesattezze" - sulle scie comiche e sul signoraggio.

Il quarto, che vien da sé, potrà meditare per un bel po' sull'opportunità alternativa allo "scendere in campo", rappresentata dal continuare a fare il tecnico.
Ora, sarebbe il nuovo Presidente del Consiglio. Tecnico e super partes.

Sono solo contento che finalmmente ci siamo liberati degli altri "geni del signoraggio e delle scie comiche", rappresentati dall'Idv, e ci siamo quasi liberati degli altri "tutte chiacchiere e niente arrosto" rappresentati dalla Lega.

Adesso, se gli altri partner europei non ci mandano a stendere e se i grillini non si mettono a stampare "lire per tutti", comincia il bello.
Forse, qualcuno capirà finalmente che quello che è da rifare in Italia è prima di tutto la struttura dello Stato.

giovedì 7 febbraio 2013

Pronto soccorso omeopatico!

Bellissimo! Grazie a Blog(0)

lunedì 4 febbraio 2013

Body Worlds

Il nome, probabilmente, non è nuovo a molti: Gunther von Hagens.
La sua Body Worlds è ancora per una decina di giorni a Milano alla Fabbrica del Vapore.

Siamo riusciti ieri finalmente a trovare la giornata giusta per una visita.
Dopo una coda chilometrica, entriamo finalmente nella Fabbrica del Vapore. L'atmosfera è quella che ci si aspetta: luci ben studiate, tranquillità, molta gente ma atteggiamenti composti e commenti interessanti. L'impressione è che la quota di "addetti ai lavori", medici, biologi, anatomisti, fosse particolarmente alta nel pubblico presente. Molti bambini, molti ragazzi, sinceramente affascinati e per nulla turbati dall'incanto di quei corpi plasticamente composti nei mille gesti della vita quotidiana.

L'esposizione aveva suscitato polemiche, mesi or sono, giunte anche all'attenzione dei giornali e del grande pubblico. In realtà non traspare alcun tipo di voyeurismo, nessun sottinteso macabro, nessuna forma di  compiacimento. Semmai una professionalità e un'attenzione spasmodica ai dettagli.

Una ricerca che sconfina facilmente nell'artistico nel disporre corpi che hanno raggiunto una loro forma d'immortalità e che sanno trasmettere tutta la tensione della vita, tutto il miracolo che sta dietro il gesto quotidiano, tutta la pienezza dell'attimo e dell'istante che fugge.

Uno spettacolo da vedere, scientificamente rilevante e capace di trasmettere con semplicità i mille dettagli delle meraviglie del corpo umano.
Ma anche uno spettacolo dell'anima e per l'anima. Perché è a noi, che li guardiamo, che deve giungere in pieno il messaggio che sta dietro alla ricerca anatomica: rispettiamo il nostro corpo e la nostra anima.

Sono troppo belli, troppo delicati, troppo incantati per abusarne con fumo, droghe e con l'insana vita di molte esistenze di oggi.

venerdì 1 febbraio 2013

C'è attesa e attesa

A volte, ho tempo da buttare e mi capita di arrivare proprio nell'attimo in cui scatta il rosso al passaggio a livello che tormenta i miei viaggi al e dal lavoro. Allora accosto di lato e mi diverto a contare il numero di auto che passano sotto alle sbarre anche mentre queste sono già quasi ad altezza minima.

E' un'azione pericolosa. Decisamente.

Eppure, considerando che per i successivi 8/12 minuti quel passaggio a livello sarà certamente chiuso, non posso non comprenderla.

Una volta, per ingannare il tempo della lunga attesa, ho chiamato l'ufficio reclami della stazione Centrale di Milano:
"Buon giorno, avrei bisogno un' informazione"
"Buon giorno, mi dica."
"A che velocità viaggia un treno merci, mediamente?"
"Attende una consegna?"
"No, no, mi dica solo a che velocità viaggia..."
"Ah, ho capito: è fermo a un passaggio a livello!"
"Bravo! Allora lo sa anche Lei che il treno è ancora a una decina di chilometri, come minimo!"
"Eh, ma sa... la sicurezza..."


A cinque chilometri da qui c'è un altro passaggio a livello, completamente automatico.
Va giù un minuto (si e no) prima del passaggio del treno e torna su cinque secondi dopo che è passato.
E nessuno si sogna di passare sotto le sbarre o anche solo con lo scatto del "rosso".

A cinque chilometri nell'altra direzione ce n'è un altro nelle condizioni del "mio".
Solo che quest'ultimo, oltre a rimanere chiuso per un minimo di dieci e un massimo oltre i quindici minuti, a volte invece resta proprio aperto...

Sicurezza un par de ciuffoli, direbbe qualcuno.