E' notizia di questi giorni, ripresa ampiamente dai media, l'esito delle analisi compiute da un biologo molecolare dell'Università Federico II di Napoli sul contenuto dell'ampolla ritrovata 10 anni fa presso l'eremo di Camandoli e attribuita, come le due conservate a Napoli, a San Gennaro.
Si tratta, a quanto pare di sangue umano.
Tutto risolto, dunque: San Gennaro è davvero esistito (la sua storicità, ci ricorda l'amico McG è tuttaltro che accertata) e il miracolo è reale e documentato.
Non proprio.
Innanzitutto, parlare di miracolo è quanto meno pretenzioso. La Chiesa stessa, quando si riferisce all'evento della liquefazione parla di "fatto mirabolante", ovvero di un qualcosa che non trova
ancora spiegazione scientifica, ma che non è classificabile come miracolo.
Ma soprattutto mancano un bel po' di connessioni logiche tra un'analisi eseguita, quella del sangue di Camandoli e un'analisi non eseguita, quella del sangue(?) delle ampolle di Napoli.
Che poi appartengano al medesimo individuo è tutto da dimostrare.
Che quell'individuo fosse poi San Gennaro è ancora più lungi dall'essere storicamente provato.
E allora?
E allora resta la pia venerazione di qualche fedele, che, tutto sommato male non fa.
Restano infine le pessime abitudini di tanti che, sul
mirabolante evento basano auspici e previsioni.
Facendo sconfinare, come purtroppo spesso accade il valore della fede nella banalità della superstizione.
Anno domini 2010, dicevo: davvero la fede ha bisogno di "fatti mirabolanti" per sostenersi?
Per approfondimenti, raccomando i blog degli amici
Claudio Casonato e McG, che al "caso San Gennaro" ha dedicato addiritura tre articoli:
San Gennaro: analizzata la terza ampolla
San Gennaro: polemiche sulle analisi
Sangue di San Gennaro: la parola al Professor Garlaschelli