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mercoledì 14 agosto 2013

Sic transit gloria mundi

"Il 1973 era l'anno della crisi energetica, quando richard Nixon dichiarò che non era un imbroglione e quando morirono Edward G. Robinson e Noel Coward" (Joyland, Stephen King, pag. 3).

Io:  
Accidenti, il 1973! E' così tanto che è morto Edward G. Robinson...?

La mia dolce metà:  
Chi?

domenica 18 aprile 2010

La morte non è niente

La morte di Raimondo Vianello non necessita certo di introduzioni né di commenti.
Con lui muore un pezzo della storia del cinema, della televisione, dell'Italia tutta. Muore un pezzo del cuore di tutti noi che abbiamo trascorso momenti lieti in compagnia della sua ironia sottile e del suo cuore aperto, a volte davvero divertiti, a volte semplicemente con un sorriso, che è ancora di più.

Sono trascorse solo poche ore e già circola sul web la bufala di turno, che gli attribuisce, su facebook e su alcuni blog queste ultime volontà:

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.
Sono belle parole, certo. Pensieri che toccano le note più profonde dell'anima con una delicatezza e un amore che vanno al di là del credo e della fede di ciascuno.

Ma... non sono di Raimondo, bensì di Henry Scott Holland

Non fa nulla: va bene anche immaginare che la sensibilità di Raimondo le potesse partorire.
Spiace solo che il web abbia colto anche quest'ennesima occasione per dimostrare la sua inaffidabilità crescente.

Ancora grazie, Raimondo, per i sorrisi che ci hai dato.
Ciao.

venerdì 10 aprile 2009

Lutto


Questo è giorno di lutto.

Lutto nazionale in omaggio alle vittime del sisma, alle quali, prima di tutto, va il pensiero di ognuno.
Lutto religioso per chi crede in Cristo e nel miracolo della crocifissione e della resurrezione.

Ci sono però anche piccoli lutti, più composti, più intimi e familiari.
Come quelli che seguono la perdita di un piccolo amico peloso.

Ecco dunque un mio vecchio, breve s-pensiero, destinato allora all'ultimo saluto a un mio piccolo ex-cucciolone.
Lo dedico di cuore al ricordo dell'amico a quattro zampe di un bipede che mi pregio di conoscere.


ANCHE TU

Anche tu
frammento del mio cuore

Ti sogno sbucare improvviso
tra praterie del cielo

La terra ti sia lieve
Paco, amico mio.

27 ottobre 2001

mercoledì 26 novembre 2008

Capitolo 1 e Capitolo 2

Alla fin fine (anzi, all'inizio inizio!) ve lo avevo ben detto: questo blog non ha né capo né coda.
Ci capita quel che mi passa per l'anticamera del cervello in quei dieci minuti consecutivi in cui le dita stanno sulla tastiera ma la mente no...

Dunque beccatevi un esperimento letterario di quand'ero un ragazzino.
L'idea, mostruosamente ambiziosa, era quella di una sorta di diario di vita dipinto attraverso i pensieri incrociati di una coppia di mezz'età.
Non feci in tempo a decidere se i due dovessero avere figli o meno, né quale fosse il legame profondo tra i due, benché sposati: all'epoca lasciai cadere, anche per la difficoltà strutturale che mi ero imposto del non parlare in prima persona, dell'alternare gli eventi di Lei e quelli di Lui, dei capitoletti brevi ma intensi.

In questo periodo, però, mi è ricapitato tra gli occhi e così vi propino l'inizio di quel che scrissi allora. Non siate troppo crudeli.


CAPITOLO 1
RISVEGLIO DI LEI

Erano tanti anni, ormai, che la scrutava, nella penombra del mattino; eppure quella faccia, quel viso consunto, ogni volta le appariva nuovo, inquietante. L'ingiuria degli anni aveva così arricchito quegli occhi di rughe da farle sembrare ogni volta diversa quell'immagine, ogni volta appartenente ad un'entità nuova che le appariva ogni mattino.
Ormai i raggi del sole erano giunti a lambire la maniglia accanto allo specchio; ancora poco, pochi minuti ed anche quella mattina il nuovo giorno avrebbe dissolto quel riflesso etereo, quasi spiritico.
Il suo riflesso.
Finalmente lo specchio avrebbe taciuto e solo qualche timido cinguettio avrebbe rotto il silenzio del suo animo.

Era sempre stato così il risveglio durante tutta la sua vita.
Di volta in volta il nuovo giorno era sorto per lei sempre più presto, più a lungo era stata costretta a quello spettacolo quotidiano.
Quante volte aveva chiesto di spostare quell'assurdo armadio tanto antico, il cui specchio così lucido e levigato la tormentava come una lamina metallica che le penetrasse il cervello. Nulla. Mai era stata ascoltata e assecondata.
E ancora adesso quando le si presentava l'occasione, riportava pazientemente il discorso sul pesante mobile, sperando sempre; sempre poi delusa dal disinteresse per un lavoro "così faticoso, così inutile".

Ecco, ancora poco.
Erano sempre questi, gli ultimi istanti prima della luce purificatrice, i più tremendi. Sempre più profondi, i solchi della fronte le ricordavano la fatica di vivere, il tempo che passa, i sogni che sfuggono persino il potere del ricordo. Sempre più spauriti i suoi begli occhi tentavano invano di staccarsi da loro stessi, finché lo sforzo diventava troppo grande per una donna così minuta e l'ennesima lacrima trovava una via per giungere al mento.

Quante erano state quelle lacrime, chissà, una al giorno, forse, trecentosessantacinque giorni l'anno, moltiplicati per tutti quegli anni. Tutti quegli anni, sì, che pure, a ben pensarci, non le pareva affatto di avere vissuto. Non lei, no. Forse era stato un sogno, uno di quei strani sogni che ti crescono attorno, ti avvolgono, ti prendono finché alla fine non sai più neppure se un giorno tornerà il risveglio, fanciulla, nel tuo lettino, o se ancora continuerà, continuerà...


CAPITOLO 2
RISVEGLIO DI LUI



Lui si svegliò svegliato dal suo stesso russare.
Quand'era giovane succedeva di rado, ma ora che il rombo della sua gola s'era fatto più vigoroso suggendo le forze proprio dalla profondità del sonno, le parti s'erano invertite e il rumore era divenuto più potente del torpore.
Beh, in fondo anche lei non aveva poi avuto tutti i torti a lamentarsi per tutti quegli anni, a scalciare, a svegliarlo così bruscamente per potere a sua volta riprendere sonno.

Ma in fondo che importava! In fondo quando il sesso serale era stato un pò più soddisfacente del solito, un pò meno monotono, quando s'era tentata timidamente qualche variazione un pò più erotica tutto era poi andato così bene e s'erano sempre addormentati felici ed abbracciati come il primo giorno.
Peccato fosse successo sempre più di rado.

Peccato non avere trovato lo stimolo di vivere la moglie come una donna e peccato ancora che neppure lei sapesse d'avere un così focoso stallone al suo fianco! Tante notti sarebbero trascorse più serene. Tanti stimoli sarebbero sopravvissuti all'arrivo del giorno... ma lei non se n'era mai accorta.

Anche stamani lei è già sveglia.
Buffo come si preoccupi di quelle poche rughe, buffo come passi il tempo a rimirarsi nello specchio cercando di vedersi bene nel buio e quando finalmente arrivano la luce e la verità insieme, d'un tratto si volti, quasi rassicurata anziché sminuita, si alzi, si getti in cucina a preparare la colazione.
Sono anni che continua così. Sono anni che chiede di spostare quell'armadio per chissà quale motivo e neppure si rende conto che ne ha bisogno ogni mattino per specchiarsi. Mah le donne.
E' proprio vero quel che diceva il povero papà, "chi le capirà mai, le donne"?

Tutti questi pensieri gli attraversavano la mente ogni mattina, ogni mattina come se fossero nuovi, ogni mattina con le stesse conclusioni.
E poi si alzava, andava al bagno e poi, più tranquillamente, sedeva innanzi a lei al tavolo della cucina e mangiava avidamente quella colazione sempre più misera e miserabile.

martedì 14 ottobre 2008

Miniera...


Niente da fare: questo è periodo di miniera.
Troppi arretrati e troppe urgenze sul lavoro.

Quello vero, mica il vice-aiuto-debunker-aggiunto in prova part-time... Sapete com'è: il NWO è a corto dopo gli ultimi dritti e rovesci della maglieria borsistica globale e non passa più i buoni-mensa!

Ma cinque minuti sui blog degli amici anticOmici bastano sempre a tirar su il morale.
Un grazie di cuore anche ai complottisti, che riescono sempre a stupirmi e a dimostrare come, anche sul piano della speculazione intellettuale, giunti sul fondo si possa cominciare a scavare. Uomini talpa, ormai.

Però stasera pare mi riesca di uscire dalla cava incredibilmente presto.
E mi vien voglia di scrivere qualcosa.
Considerando che ho fretta di tornare a casetta mi limito a copia-incollare qualcosa di vecchiotto.

Niente complottari, per stasera: ho già goduto la mia porzione di risate quotidiane grazie agli amici di Banfer Enemy e di Perle Complottiste.

Solo un "frammento", come scelsi di intitolare la mia piccola raccolta personale di s-pensieri tanti anni orsono.
Questa, ad esempio, è del 1998:


ROMPETE!

Rompete le acque del cielo!

Scroscianti cateratte
a lavarmi il sudore
di questa vita.

Zuppo
come un bimbo dal ventre materno
voglio tuffarmi
voglio irraggiarmi
dell’aria inebriante
del mattino.

Rompete le acque del cielo!
Rompete.


A presto
b_u