domenica 21 febbraio 2010

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.


Va beh, stavolta ci ho provato a guardicchiarlo, 'sto coso nazional popolare.

E ho capito che avevo fatto benissimo ad ignorarne le precedenti 59 edizioni, con buona pace della simpatica conduttrice e delle due o tre canzoni degne di questo nome che, curiosamente, non hanno passato la selezione del mitico televoto.

Non parlerò di loro. Non valgono lo sforzo e bastano il titolo e l'immagine a corredo del post.

Ma vorrei fare un appunto all'altro, quello della canzone del piccione:  dopo la bella boutade del nostro Primo tra i Primi, mancava anche la canzonetta sanremese.

E' pur vero che il testo tenta di difendere la posizione rappresentata dal dolore di quel distacco e dal diritto dell'individuo, solo di fronte all'istituzione e alla banalizzazione dei luoghi comuni che sempre più spesso quest'ultima pare rappresentare. Ma credo sia tempo di dire basta e di chiedere il silenzio che si deve anche solo come rispetto a chi non c'è più. E smettere di appropriarsi dei drammi privati per farne politica o, quasi peggio, audience.

Non vorrei si pensasse che considero il problema del testamento biologico, del diritto alla vita (e alla morte) un argomento di basso dibattito. Al contrario. Ma non credo, davvero, sia producente e significativo continuare a disturbare per questo la sfortunata Eluana.
Ci beiamo della nostra autoclassificazione "sapiens": proviamo a dimostrare di saper dibattere anche senza dover ricorrere alla scorciatoia dell'esemplificazione del dolore della persona.

12 commenti:

Nico ha detto...

Vieni a rifarti gli occhi :D

http://nico-murdock.blogspot.com/2010/02/arturo-straker-zret-retroscena-di-un.html

markogts ha detto...

Non ho capito di che coso nazional popolare parli. Dai, da come scrivi sembrerebbe quasi che un cantante insulso abbia usato un dramma familiare ed etico per farci una canzoncina da canticchiare, il tutto presentato durante una gara truccata fra canzoni pessime. Non può essere.

PS eros-thanatos, non posso esimermi dal urlare "Antonella quanto sei bbona!!!"

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Io il coso non lo guardo da 15 anni, ma mi fido di questo resoconto :D

McG ha detto...

Difficile dire quando l'arte, se arte è, debba o non debba occuparsi di certi argomenti. Non sarebbe Povia, (o dovremmo chiamarlo "colui-che-non-si-può-nominare"?), sempre che lo sia, ovviamente, il primo dei cantautori o dei poeti "impegnati".
Indubbiamente il cantautore milanese avrebbe fatto meglio a non inserire nel titolo il nome della povera ragazza, per poi toglierlo a polemica scoppiata: sa molto di strumentale. Ho scritto indubbiamente, ma qualche dubbio in realtà ce l'ho, ed è sempre legato alla percezione della canzone come forma artistica: se è arte, allora lo strumento conta poco (anche se conta), se non lo è, è una cosa di pessimo gusto.
Come la penso io? Propendo per la seconda ipotesi, come del resto ho stigmatizzato la boutade del Premier (che cronologicamente viene dopo, essendo le canzoni scelte in largo anticipo sulla manifestazione).
Trovo invece complicato non ricorrere al nome di Eluana quando si parla di determinati argomenti, fa parte della cronaca (ahimè), come lo fu a suo tempo la vicenda di Ramòn Sampedro in Spagna o di Piergiorgio Welby qui da noi: sono loro malgrado simboli e come tali dividono e infiammano. Non sono convinto che il silenzio (e con lui l'oblio) su di loro sia il modo migliore di affrontare il problema. Certo è, che il confine tra l'utile e lo strumentale è cosa assai labile e troppo spesso soggettiva: io stesso non sono in grado di giudicare (onestamente) se ciò che ho scritto ha valicato, o meno, tale limite...

markogts ha detto...

McG, hai detto "arte"?

PS Lungi da me "censurare" il dibattito sui problemi relativi al "fine vita", ma che diventi un tema da cd autostradale mi sembra V E R G O G N O S O

McG ha detto...

@markogts

Ho solo ipotizzato che potesse essere arte. Fino a prova contraria, dovremmo addirittura concedere (e sperare) che chi ha scritto la canzone possa davvero essere convinto che tale sia. Personalmente, ho espresso un giudizio contrario che speravo fosse abbastanza palese.
La mia era una considerazione sorta dal quesito se fosse lecito o meno utilizzare un nome per altri scopi che non siano quelli della pura cronaca. In altre parole il mio dubbio rimane in questi termini: se anziché protagonista di una canzone di Sanremo, il nome proprio fosse stato utilizzato in un testo degli U2, o meglio ancora in una poesia di un affermato poeta, ci parrebbe altrettanto strumentale?

brain_use ha detto...

@McG:
ci ho ragionato parecchio anch'io.

Ma credo sia il caso di fare dei distinguo fra il richiamare alla memoria Eluana in un dibattito politico sui temi caldi del testamento biologico e del diritto alla vita e in una manifestazione artistica avulsa da un dibattito preciso e da una motivazione interiore molto peculiare.

A prescindere dal contenuto artistico della canzone in oggetto, che per il sottoscritto è prossimo allo zero ma per Povia potrebbe essere una delle più alte manifestazioni dell'ingegno umano, quello che ne fa, definitivamente, un fuori luogo è il contesto in cui viene presentata: il festival della canzonETTA italiana non mi sembra il posto migliore per introdurre tematiche di meditazione interiore.

E dunque il valore del messaggio va ricercato in qualcos'altro.

Mi pare però che il festival suddetto non sia neanche il posto giusto per avviare un serio dibattito politico sul tema dell'eutanasia e sul diritto alla morte.

Resta dunque la naturale conclusione che lo scopo primario sia la mitica audience, madre di tanti i conti in banca ben rimpinguati.

Tant'è vero che proprio lì accanto si trovavano quei tre là (diciamo due e mezzo, ché il tenore non se lo è filato di striscio nessuno) con un preclare esempio di obbrobrio di testo e con una manifestazione di cattivo gusto davvero rara nei confronti del popolo italiOTA. Che li ha pure votati (?).

Ma magari sono uno che pensa male io. Un somaro di certo!

McG ha detto...

Premetto: sto facendo l'avvocato del diavolo.

Mettiamoci un attimo nei panni di un cantautore qualsiasi che nello scrivere la sua canzone "impegnata" supponga di aver elaborato un capolavoro. E' ovvio che come artista cercherebbe una location, un evento che possa garantirgli massima visibilità.
Avrebbe dovuto evitare Sanremo solo perché è il regno della canzonetta?
In altre parole la Dama con l'ermellino sarebbe meno capolavoro se esposta in una galleria secondaria?

PS: non pensate che non mi siano venuti i brividi a mischiare in modo blasfemo Leonardo con Povia, ma...ricordate la premessa ;)

markogts ha detto...

Volendo si può ragionare su Auschwitz di Guccini. Ma non so perché Guccini mi sembra diverso da Povia...

McG ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
McG ha detto...

@markogts
Eh, eh: certo che anche tu sei mefistofelico nell'accostare Povia a Guccini :D

Io ricordo ancora l'emozione del '94 quando ascoltai, in mezzo alla solita imbarazzante desolazione, "Signor Tenente" di Faletti.
In questo caso, per quanto fosse cantata all'ombra del terrazzino, per quanto richiamasse due terribili e devastanti eventi di cronaca e quindi passibile di essere strumentale, per quanto il testo (salvo l'inizio) fosse scritto appositamente in "analfabetesco", fatico a concepire il tutto come semplice canzonetta.
Opinione opinabilissima naturalmente.

Alfa ha detto...

Confesso di non aver seguito con attenzione il testo della canzone. Il che non depone a favore della capacità del "Signor Piccione" di far passare i concetti a cui tiene, o no?