martedì 13 gennaio 2009

Neoluddismo? No, grazie.


Accennavo ieri a una certa forma di deriva oscurantista e di chiusura in stereotipi che sembrerebbero fantasmi del passato ma che stanno riemergendo in svariati ambiti della nostra società, ai nostri occhi così luccicante ed evoluta, così cosciente ed emancipata e così eticamente attenta ad una buona e rinnovata moralità.

Uno di questi, ben evidenziato come di consueto da Paolo Attivissimo nell'articolo Usi Google? Sei un inquinatore è una sorta di neoluddismo fomentato da istanze pseudo-ambientaliste di apparente rilevanza ecologica e, dunque, etica.

Il luddismo, lo ricordiamo, fu un movimento nato nell'Inghilterra della prima rivoluzione industriale, che si oppose duramente alla nuova organizzazione del lavoro delle nascenti fabbriche tessili. Si assisteva allora alla sostituzione progressiva dell'artigiano professionalmente ed economicamente quotato con una massa indifferenziata di lavoratori (anche e soprattutto donne e bambini): nascono le masse operaie, svilite e impoverite dal ruolo subordinato ai tempi e alla resa delle nuove macchine mosse dall'energia del vapore.
Il movimento prese nome da un operaio, Ned Ludd, che nel 1779 avrebbe distrutto alcuni telai tessili per la produzione di calze, ed ebbe rapida diffusione nei primi decenni del XIX secolo, con una serie di azioni di sabotaggio cui fecero seguito repressioni violente con molti morti e feriti: è attraverso l'eliminazione delle macchine che si tenta di combattere la nuova organizzazione del lavoro, alienante, impoverente e spersonalizzante.

Col senno di poi, sappiamo bene che non era quella la strada da percorrere, anche se dalle ceneri del luddismo nacquero poi movimenti come il cartismo e le trade unions che costituirono la prima risposta davvero efficace alle istanze create dall'industrializzazione delle masse inglesi dell'epoca.

Lasciamo da parte i cenni storici, forzatamente estremamente riduttivi, e torniamo all'argomento del nostro post: neoluddismo e pseudoambientalismo.
Questo citato da Paolo é un esempio chiarissimo e fa riferimento a questa nota dell'ANSA in cui si da risalto alla notizia senza fornirne le giuste chiavi di lettura, come ben fa invece il Disinformatico.

Qual'è il problema, dunque?
Al di là della stima già di per sé discutibile (e infatti ampiamente discussa da Google stessa!) dei 7 grammi di CO2 emessi da una semplice ricerca sul motore, mancano almeno tre fondamentali osservazioni per darne una corretta interpretazione:
- Quanta parte di queste emissioni é prodotta dal server del motore di ricerca e quanta invece é causata dal nostro semplice stare a fissare un monitor vuoto - ma acceso?
- Quante emissioni avrebbe causato una ricerca alternativa a quella operata attraverso il mezzo informatico?
- Quale é il reale impatto di questa emissione, raffrontato, ad esempio, con una attività assolutamente normale ed inevitabile, come la respirazione?
Le risposta? Naturalmente... sul Disinformatico!

Quel che mi preme sottolineare qui è invece l'incidenza etica della notizia sulle norme di buon comportamento del cittadino civile del XXI secolo.

Letta questa informazione così come ci era stata presentata, ognuno di noi, cosciente del suo ruolo attivo nella salvaguardia del pianeta, potrebbe essere colto da uno spasmo muscolare al mignolo della mano destra, prima di premere il tasto "enter" e dopo aver digitato il testo nella casellina apposita del browser.
Salvo poi rendersi conto di aver già causato un danno ambientale (quasi) irreparabile semplicemente avendo aperto IE o Mozilla e provocando lo scambio di qualche decina o centinaio di pacchetti IP già con quel semplice gesto.

Il passo successivo potrebbe essere scollegare router e/o modem, magari disabilitare qualche chiavetta usb, spegnere lo stand-by della stampante e, perché no, staccare con gesto sconsolato il monitor dalla presa della corrente e proseguire a digitare a memoria.
Naturalmente spegnendo la lampadina a basso consumo appena installata e digitando in braille.

Dove voglio andare a parare?
Semplicemente in un concetto che ho già espresso in molte occasioni nelle discussioni con gli amici del forum di crono911: il buon senso è morto... e anch'io ho un po' di febbre.
Quando si parla di questo tipo di dato lo si dovrebbe prendere non solo con le proverbiali pinze, ma con guanti come quelli dell'ilustrazione: protezione da agenti chimici pericolosi.
E, soprattutto, contestualizzarlo, così come fa il Disinformatico a proposito di questa notizia.

Bando agli sprechi, dunque, siamo tutti d'accordo!
Ma attenzione alla faciloneria delle grancasse pseudo-ecologiste e alle rivelazioni, più alla ricerca di visibilità mediatica che di autentica ricerca, di certa parte della pseudo-scienza modaiola dei nostri giorni.

8 commenti:

usa-free ha detto...

"la nostra società, ai nostri occhi così luccicante ed evoluta"

Ai miei occhi la società [definita comunemente in modo fuorviante occidentale] appare come tecnologicamente avanzata, ma sono propenso a non considerare questo stato coincidente con evoluta.

Sottoscrivo tutto quanto hai scritto e aggiungo un piccolo esempio:

sarebbe pratica di buon senso mettere a monte della linea elettrica che alimenta i nostri apparati informatici casalinghi un interruttore (e portarlo su off quando non si utilizzano) piuttosto che farsi venire dei complessi assurdi ogniqualvolta si fa una googlata ;)

Thomas Morton ha detto...

Direi che certi deliri sono persino controproducenti. Non mi ritengo un irresponsabile, ma quando leggo queste cose mi viene una voglia di inquinare...

brain_use ha detto...

mi viene una voglia di inquinare...

Come unire l'utile al dilettevole:
- gurgle
- giulietto chiesa
- cerca con gurgle
- clickare sulle voci di "perle complottiste"
- ricominciare d'accapo!

;)

markogts ha detto...

Io più che neoluddismo lo vedo come tendenza alla caccia alle streghe. "Eccolo quello col SUV, è lui che inquina" "guarda quello là che googla" "dàgli a quello che ha la tivvù al plasma".

Tutto pur di non occuparsi delle proprie travi, of course. Io noto questa ipocrisia quando si parla su forum automobilistici di come modificare la tassazione al fine di incentivare il virtuosismo ambientale. Chi ha l'auto piccola propone tasse sulle auto grandi, chi ha l'auto grande propone tasse sui SUV, chi ha il SUV propone tasse sulle auto sportive; chi ha l'auto che consuma poco propone una tassa sulle auto che consumano molto.

E se a me piacesse avere un SUV e tenermelo fermo? E se avessi una macchina che consuma poco ma ci faccio 100.000 km all'anno perlopiù inutilmente?

Poi però l'unica cosa giusta e ovvia da fare, cioé colpire IL CONSUMO, quindi AUMENTARE i prezzi della benzina, quella è l'unica cosa alla quale sono tutti contrari. "Cosa, IO, pagare?"

Infatti, le stesse associazioni ambiento/consumistiche che partono spesso a spron battuto contro questo o quel presunto inquinatore, poi insistono che il governo faccia qualcosa contro il caro-benzina. Se non è bispensiero questo...

brain_use ha detto...

La caccia alle streghe é un gioco da sempre molto amato dall'uomo, animale sociale ma non sempre socievole...

Quoto anche le tue osservazioni sul bispensiero.
Sempre tutti disposti a fare sacrifici con le tasche degli altri.

usa-free ha detto...

"Sempre tutti disposti a fare sacrifici con le tasche degli altri."

Io conoscevo una versione più scurrile di questa affermazione :P

La tua è decisamente più elegante ;)

brain_use ha detto...

Ehmmm...
Sulle prime avevo scritto proprio la versione scurrile.

Poi però mi sono detto: ho appena finito di fare la paternale al povero Markogts... devo aspettare almeno un mesetto per poterla scrivere. ;-)

markogts ha detto...

LOL