mercoledì 21 gennaio 2009

Che male fanno?


Scrive Gianni Comoretto in un bell'articolo.

Un triste post.
Una vicenda ancor più triste.

Un motivo, tra i tanti, per combattere gli spacciatori di "controinformazione", come la chiamano loro, che non è altro che una accozzaglia di idee frammentarie e confuse, di spezzoni di notizie spesso frullati tra loro senza badare alla reale ed intima coerenza per produrre quella che, in apparenza, ma solo in apparenza, è una rivelazione di nuove verità.

Contro-l'informazione, la chiamo io.

Perché se è vero che i mass media non sempre ci trasmettono le notizie nella loro interezza, non sempre nella loro crudezza, non sempre nella loro trasparenza, non è dalle mani e dalle penne degli spacciatori di Verità Alternative che possiamo sperare di trarre autentica rivelazione, ma solo insinuazioni e chiacchiericcio, nuovi dogmi e propaganda.

Costoro paiono animati quasi sempre e quasi esclusivamente dalla ricerca dell'eclatante, dell'incredibile, dello stupefacente.
A dispetto, quando non addirittura in opposizione, di quella Verità che invece pubblicizzano di voler ritrovare.

E' il risultato di una errata concezione del concetto di democrazia delle idee, in cui alla libertà di opinione si sostituisce la libertà di interpretazione della realtà, spesso basata su percezioni parziali ed errate.
Una concezione in cui si può sostenere l'insostenibile: "il cielo è verde e il prato è blu" in nome di una presunta libertà di pensiero che invece pensiero non è, ma somiglia semmai ben più al delirio.

Spacciatori, è il termine giusto.
E affetti da autentica dipendenza psicologica sono spesso i loro lettori, i loro affiliati, i loro seguaci.

Fanno danni, costoro, molto più frequentemente di quanto non sembri a prima vista.
Perché se e quando la loro pseudo-verità forza il lettore ad una apparentemente nuova apertura mentale, lo fa solo per riempirne l'anima e la ragione di falsi miti, di false rivelazioni, di falsi ideali, di posizioni preconfezionate e dogmi certo non più innocui di quelli che costoro pretendono di combattere.

Un po' come in quello spot di una consolle per videogiochi, davvero orribile per quel che pare a me, dove le menti dei giocatori sono sostituite da un mondo virtuale.
E niente affatto più verosimile del vero.

9 commenti:

Thomas Morton ha detto...

Tutto giusto. Adesso però vorrei dire una parola per quella donna: non riesco a disprezzare una persona che porta avanti una sua convinzione rischiando del proprio.
Nonostante le terapie attuali siano più efficaci del passato, i farmaci anti-retrovirali continuano ad avere effetti collaterali tremendi, e anche quelli che dovrebbero impedire la diffusione del virus da madre a figlio non sono affatto privi di rischi per il nascituro, quindi non posso biasimare Christine Maggiore per aver voluto dare a se stessa e a sua figlia una vita più breve ma non necessariamente peggiore delle alternative.
È stato molto stupido e ottuso semmai aver voluto allattare, prendendo quindi dei rischi inutili, così come tremendamente ottuso è stato ostinarsi a negare le cause della morte della figlia.
Comunque, ha rischiato tutto, e ha perso tutto. Merita un po' di pietà e umana comprensione.

brain_use ha detto...

Ne parlammo già quando tu stesso desti la notizia della morte della Maggiore, sul tuo blog.

Non disprezzo quella donna.
Semmai chi ne ha imbottito la mente di falsi miti.

Tieni anche presente, però, che altro è scegliere una vita più breve ma non necessariamente peggiore, tema e problematica comune a molte malattie terminali, altro è credere di possedere delle "Verità" diverse da quelle della medicina "ufficiale".

Quante cose si sacrificano per puro contrasto a quella parola che suona così bieca all'orecchio di molti: "ufficiale"...

Sul piano umano, certo, tutta la pietas possibile.

Gianni Comoretto ha detto...

Con tutta la pieta' per quella donna, e comunque la tristezza per una vita terminata in modo così atroce (soffochi lentamente, un mio amico ha fatto una fine simile, lenta e dolorosa), non posso però dimenticare che lei si vantava di aver contribuito a convincere il governo sudafricano a non fornire l'AZT alle donne incinte che lo richiedevano.

Il titolo del post è proprio questo: uno puo' scegliere per sé, e per i propri figli. Può credere che la Terra sia piatta, che ha 6000 anni, e che non discendiamo da altri animali. Ma quando si tocca la salute, siamo responsabili delle scelte che facciamo, e che portiamo avanti con una intensa campagna di opinione.

Umanamente tutta la comprensione possibile, politicamente (nel senso ampio e nobile della parola) no.

Alfa ha detto...

Sono d'accordo con te.
Spacciatori di false verità.

brain_use ha detto...

Esatto.

Libertà di scelta per il malato, anche di non curarsi.
Ma previa adeguata informazione.

Discutibile, inoltre il limite alla libertà di scelta nei confronti di bambino di tre anni: dove finisce la patria potestà, ove in gioco ci sia la vita o la morte del bimbo?

Se lasciassi mio figlio passeggiare per strada senza custodia sarei passibile di denuncia per abbandono di minore. Se decido, da sieropositiva, di allattarlo, non si configura forse il tentato omicidio?

Altro problema infine, quello della responsabilità nei confronti di terzi, qualora, col mio esempio e la mia attività ne influenzo le scelte in materie di questa importanza e di questo impatto sulla salute.
E sulla vita.

tripponzio ha detto...

come non concordare?

Orsovolante ha detto...

Molti anni fa, io avevo appena cominciato ad andare a scuola, il mio nonno paterno si ammalo di tumore. Mio padre, che pure era una persona razionale, fece quello che farebbe qualunque figlio. Le tento tutte. Ad un certo punto prese un aereo (cosa all'epoca costosa e non comune) e andò in Inghilterra per comperare il "siero di Bonifacio". Mio nonno morì e dopo un po' di tempo il famoso siero si rivelò una truffa (oggi c'è chi cerca di riproporlo in commercio).
Molti anni dopo, mia madre si ammalo di tumore. Allora si parlava molto della cura di bella ed alcuni politici, interpretando nel modo peggiore il concetto di libertà di cura, pretesero che questa venisse proposta, sia pure sperimentalmete, come cura alternativa offerta dal servizio sanitario pubblico. Per fortuna mia madre fece la cosa migliore, si informo sulla sua malattia, scelse i medici a cui affidarsi, ne trovo di ottimi, ed oggi gode di buona salute.
Non si tratta nemmeno di negare che alcune cure "alternative" possano essere o no efficaci. Si tratta di evidenziare che spesso si spaccia come libertà, il voler vendere dei rimedi che non hanno compiuto l'iter completo e corretto, di sperimentazione e sui quali quindi, non si dispone della completa informazione.
Quello che spesso la gente non vuole capire, è che la libertà di scelta esiste solo se si ha tutte le notizie possibili e veritiere sulle alternative proposte. Spesso non è cosi.

Dario ha detto...

Di fronte ad una tragedia bisognerebbe muoversi in punta di piedi, quindi mi viene difficile commentare. E' il motivo per cui me ne ero astenuto sul blog di Thomas Morton.

Secondo me una componente del problema "disinformazione" e' che moltissime persone sono sinceramente convinte che esistano sempre soluzioni semplici a problemi complessi (esempio estremo: vedi il nostro Grillo).
Questo spesso li porta a credere che se l'autorita' costituita (qualsiasi forma assuma) non intraprende quella "semplicissima soluzione", allora debba per forza esserci dietro qualcosa di losco. Siccome, statisticamente, qualche volta ci prendono, la convinzione di poter spiegare tutto con il "complotto" si rafforza (vedi di nuovo Grillo).

Un aspetto subdolo del problema, poi, e' che secondo me l'atteggiamento da partigiano esiste in entrambi i campi.
Provo a spiegarmi: spesso, anche chi sceglie (per semplificare al massimo) il campo "razionale" o "ufficiale" o "scientifico", in realta' alle volte si trova ad aver ragione e non sapere perche' o non saper giustificare le proprie posizioni.

Questo puo' generare atteggiamenti di chiusura o di fanatismo pari a quelli degli esponenti dei piu' sfegatati "complottismi". Se le due fazioni hanno la sventura di doversi confrontare su un qualche tema di pubblica rilevanza, rischia di succedere un disastro.
L'esempio della vicenda Di Bella o del siero di Bonifacio citato da Orsovolante mi sembrano calzanti.
E tanti saluti alla corretta informazione ed a quei poveracci che cercano di capirci qualcosa a scapito della propria pelle.

brain_use ha detto...

Naturalmente hai ragione sia sulla delicatezza umana del problema, sia sugli aspetti psicologici che coinvolgono la decisione di schierarsi per una parte in campo.

Il problema della conoscenza, vero limite alla possibilità di decidere offerto all'individuo, è fondamentale in tutte le attività umane, figuriamoci in medicina!

Su temi poi che risultano dibattuti anche in ambito medico accademico (non so perché ma ci metto anche chemioterapia sì/ chemioterapia no nel trattamento delle forme tumorali) è chiaro che il livello di preparazione che il profano può ambire ad acquisire prima di prendere posizione è irrimediabilmente basso.

Per questo tuttavia (ed a maggior ragione) credo che la posizione "ufficiale" dovrebbe risultare un po' più rigida.

Non fa male a nessuno, quando le speranze sono vicine allo zero, prendere in considerazione cure sperimentali ed anzi può aiutare a comprenderne i limiti ed il valore.

Ma quando lo stato di salute del malato non è ad uno stadio terminale, in qualche misura dovrebbe essere regolamentata la possibilità di far di testa propria: esempio eclatante, a mio modo di vedere, quello della bimba allattata per scelta della madre sieropositiva. In questo caso una limitazione alla libertà di scelta del genitore non ci starebbe affatto male.
E, forse, ora avremmo una piccola orfana invece di un piccolo cadavere.

Allo stesso modo, ferma restando la libertà del malato di decidere di non curarsi in un certo modo o di non curarsi affatto, far da testimonial a ipotesi mediche non comprovate non è una buona idea.

Lasciamo il dibattito accademico a chi è in grado di discuterne con la competenza necessaria e non facciamone attività dilettantesca e, inevitabilmente, fuorviante.