giovedì 8 aprile 2010

Il vai e vieni della coscienza.

Sottotitolo: "Un ispettore in casa Birling"


Ho assistito recentemente alla bella pièce teatrale di John Boynton Priestley, magistralmente interpretata da Paolo Ferrari, Andrea Giordana e altri valenti attori, per la regia di Giancarlo Sepe.

Mi si dice - non la conoscevo, confesso - si tratti di un classico del teatro inglese. Una commedia, insieme thriller e dramma borghese, che sul filo sottile dell'ironia e della polemica dipinge la parodia dei modi dell'alta borghesia dei primi decenni del secolo appena trascorso, con l'occhio puntato alle ipocrisie generate dall'attenzione spasmodica all'apparire, invece che all'essere e al contrasto fra la bella vita dell'alta società e i disagi dei ceti poveri e dei lavoratori.


La trama: siamo nei primi anni trenta, la guerra trascorsa è ormai sbiadita e quella che verrà è ancora ben oltre l'orizzonte temporale della previdenza umana.

In un piccolo centro del tessuto industriale inglese, la famiglia Birling è raccolta in festa per l'occasione del fidanzamento della giovane figlia Sheila con un ancor più altolocato delfino di un altro impero industriale.

Sulla scena, assolutamente inaspettato, piomba l'ispettore di polizia Goole, interpretato da un eccellente Paolo Ferrari, che ha qualche domanda da porre al capofamiglia Arthur (Andrea Giordana) a proposito della morte di Eva Smith, una giovane donna suicidatasi quel giorno.

Le domande si susseguono a ritmo serrato e l'interrogatorio si sposta ad uno ad uno a tutti i membri della famiglia.
Non c'è un assassino, è ovvio, ma non per questo le colpe di quel suicidio non mancano di trasferirsi man mano su ciascuno dei membri della famiglia sui quali a turno si concentrano le domande argute dell'ispettore Goole. Le risposte quasi non servono perché l'ispettore pare sapere già bene quale sarà la colpa che verrà rivelata man mano da ognuno dei presenti. Così, di confessione in confessione, l'interrogatorio si protrae per una notte intera. La verità emerge e tutti risultano così avere qualcosa da nascondere, un peccato, un vizio, cosicché tutti risultano colpevoli, ognuno a modo suo, di aver contribuito a far avvicinare di un nuovo passo la povera Eva alla sua scelta sciagurata.

Il dubbio, l'angoscia morale si insinua negli animi più sensibili, quelli dei giovani figli di casa Birling, mentre i genitori e il più scafato fidanzato sanno più agevolmente ricorrere all'autocommiserazione e all'autogiustificazione.
La serata scardina piano piano le false sicurezze della famiglia Birling ne mette in crisi la coesione, gli affari, perfino il fidanzamento, mettendo a nudo le debolezze e le ambizioni individuali.

Al termine di questo infernale susseguirsi di rivelazioni il capofamiglia, Arthur, scoprirà che l'ispettore Goole non appartiene affatto al corpo di polizia e nessuno lo conosce. Ma c'è di più: nessuna donna è morta suicida quel giorno all'ospedale!
Il pericolo dello scandalo sembrerebbe scampato e molti dei partecipanti alla cena tirano un sospiro di sollievo. Ma anche se l'ispettore non esiste, la coscienza degli individui non si può più mettere a tacere, ora che le verità e le colpe di ciascuno sono state rivelate. Mentre la famiglia si divide in due fazioni, chi mira all'autoassoluzione e chi vuole cogliere l'occasione per nettarsi la coscienza, squilla il telefono: una donna è morta suicida, lasciando un diario dove racconta quanto ci ha già rivelato Goole. E un ispettore, ora, sta arrivando davvero.


La recitazione brillante di Paolo Ferrari e Andrea Giordana arricchisce di sapore una scenografia e una regia che giocano con le luci, con il movimento, con la musica e persino con effetti cinematografici.

L'opposizione fra le false sicurezze delle classi agiate e le difficoltà di persone più umili che sudano, soffrono e lottano quotidianamente contro la miseria e i disagi della vita quotidiana si alterna all'altrettanto vivido contrasto fra i vizi privati e le pubbliche virtù di una rispettabile famiglia della media borghesia, dove la coscienza si risveglia a tratti e a tratti affoga nella convenzione, nel comodo autoincensarsi, nell'autoassoluzione e nell'anestesia del sentimento.

Il tempo per lo spettatore scorre piacevolmente veloce. Al termine della commedia però, sorge spontanea una domanda inevitabile: quanti Birling esistono ancora oggi? Nella nostra società della finzione e dell'apparenza, non saranno forse addirittura personaggi in aumento dilagante?

3 commenti:

McG ha detto...

Non so quanto valga un laconico e scontato parere. Ad ogni modo: sono tanti. Troppi.

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Interessante. Ti segnalo un paio di refusi:

"Così, di confessione in confessione. l'interrogatorio"

"Ma anche se l'ispettore non esiste, la coscienza degli individui non si può più mettere a tacere, ora che le verità e le colpe di ciascuto sono state rivelate."

brain_use ha detto...

Grazie, Usa-free.
Correggo subito.