giovedì 29 ottobre 2015

Ciò che non si può affrontare

Ci sono vicende umane che spezzano il cuore.

Accidenti se è difficile mettersi nei panni dei genitori di Julianna Snow. C'è da rimetterci il cuore, oltre che il senno, specialmente se, come il sottoscritto, si è proprio nelle condizioni di essere padre di una piccola frugoletta.

Che una notizia simile scatenasse una polemica oltre i limiti del putiferio era prevedibile e scontato.

La scelta della bimba di rinunciare alle cure, alla prossima crisi respiratora, e preferire l'opzione di "andare in paradiso" è stata condizionata senza alcun dubbio dalla descrizione del paradiso fatta dai genitori come un luogo ove non avrebbe più dovuto soffrire e avrebbe potuto vivere una vita normale, come quella del fratellino e degli altri bambini. D'altra parte, i genitori hanno anche avuto la delicatezza di insistere sul fatto che non avrebbero potuto più passare il tempo tutti insieme e che lassù non avrebbero potuto seguirla, non subito almeno.

Non è difficile rendersi conto che una bambina di cinque anni non ha la maturità e l'esperienza necessarie a comprendere e metabolizzare adeguatamente l'idea della morte. E non possiede ancora razionalità sufficiente a capire che può sì sperare in una vita migliore dopo, ma può pure essere che dopo ci sia solo il buio e il nulla.

Ma cosa si dovrebbe mai dire a una figlia destinata comunque presto a morire? Destinata non solo a non poter mai fare una corsa nei prati col fratellino o gli amici, ma anche a non poter "diventare grande", a non studiare e lavorare, a non sognare e vedere infranti i suoi sogni, a non soffrire e gioire, a non innamorarsi e farsi una famiglia, a non diventare mai mamma lei stessa?

Cosa le si può offrire se non il proprio Amore e la speranza di non spegnersi nel nulla?

4 commenti:

Silent Bob ha detto...

Penso si possa offrire solo un rispettoso silenzio, per la bimba e i genitori.

brain_use ha detto...

Concordo.
Ma una volta che una notizia del genera approda al mainstream non c'è rispetto che tenga.

shevathas ha detto...

Quoto alla grande silent bob. L'unica cosa che si può fare è essere solidali con i genitori e le altre persone che stanno vivendo questa situazione e limitarsi ad un rispettoso silenzio.

Stepan Mussorgsky ha detto...

Allora. Purtroppo succede. Ma in questo caso decade tutto il discorso dell'amore genitoriale, ovvero quel buon pensiero secondo cui 'tu sei piccolo ed inesperto, sta a me che ho già vissuto prepararti alla vita'. Qui, purtroppo, non c'è quella 'vita' adulta a cui il genitore è preposto secondo il suo ruolo. Questa bambina non avrà una 'vita' adulta per la quale il genitore può prepararla.

Allora, dev'essere l'adulto a capire questo e farsi di nuovo bambino, il tempo e lo spazio si annullano. Lei ha compreso il suo destino, e ha detto ciò che vuole quando questo, fatalmente, si realizzerà. Ciò che conta ora è il tempo tra ora ed il fatale destino, e ancora una volta bisogna ascoltare ciò che lei vuole, e tentare di esaudirlo.

E' questo il significato di eutanasia, ovvero un dolce distacco nel quale noi, non ancora moribondi, profondiamo tutto il nostro amore verso il morente, annullando il più possibile tutto di noi stessi in favore di lui che sta morendo.